| Tutti a scuola |
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| Martedì 15 Novembre 2011 18:20 |
Quello che siamo non cambia mai (DNA), è chi siamo (il nostro IO) che è in continuo cambiamentoAprile, in Mali il sole sorge presto e alle 7 la temperatura è già di 30 gradi. Noi. Abbiamo riposato in un piccolo albergo africano nella cittadina di Kita , la stanza è piccola ma decorosa, c’è anche il bagno all’interno. La sera prima abbiamo preparato tutto il necessario, abbiamo acquistato al mercato locale il materiale per la scuola. Tutto è stato caricato sul nostro fuoristrada. I bambini. riposano dentro una costruzione fatta di mattoni di fango (BRICK), a terra su una stuoia.
Noi. La doccia si fa con dei secchi d’acqua che vengono riscaldati naturalmente. Dopo una notte caldissima è un toccasana. L’importante è lavarsi bene e tenere una condotta igienica corretta, utilizzando saponi e dentifrici a basso impatto ambientale. A differenza di quanto possa pensare l’abbigliamento deve essere molto comodo, deve coprire il più possibile. Pantaloni lunghi, magliette se possibile a maniche lunghe, cappello o shesh, scarpe comode (tipo trekking basse) e un borsello per i documenti personali. I bambini. Alle prime luci dell’alba, vanno a prendere l’acqua al pozzo per lavarsi e farsi cucinare la BOUILLE (bevanda fatta con latte, acqua e farina di miglio) che mangeranno a colazione e a pranzo. Noi. Siamo pronti per la colazione. Cerchiamo di mantenere le nostre abitudini. Loro per ospitalità, ci scaldano l’acqua sui carboni ardenti per fare il the. Il latte per noi occidentali esiste solo in polvere, perché non riusciremo a bere il loro. Non esistono biscotti o altro, solo il pane fatto di acqua e farina. I bambini. Fanno colazione tutti insieme, ci sono i più grandi che accudiscono i più piccoli, aiutandoli a mangiare e lavarsi. Noi. Durante la colazione parliamo della giornata che ci attende e delle attività da fare nel villaggio. I bambini. Prima di andare a scuola accudiscono gli animali, vanno di nuovo al pozzo e tirano su l’acqua per abbeverare gli animali. Fanno questa operazione 30-40 volte, ogni volta tirano su dai 5 ai 10 litri di acqua. Noi. Partiamo con il nostro fuoristrada sulle piste. Spesso durante la stagione delle piogge (da Luglio a Ottobre) per la troppa acqua il villaggio rimane isolato. Eccoci dopo circa un’ora raggiungiamo il villaggio. I bambini. Dopo aver accudito gli animali, vanno a scuola. La scuola si trova nel villaggio ed è utilizzata anche dai bambini dei villaggi vicini, per un raggio di 10 chilometri. Loro percorrono a piedi queste distanze, portandosi dietro tutto il necessario per scrivere, mangiare e bere. La scuola è composta da 6 aule costruite in cemento con il tetto di lamiera, ci sono porte di ferro senza finestre. I maestri li aspettano li. Fanno l’alza bandiera cantando l’inno nazionale. Iniziano le lezioni. Le scuole in Mali hanno un primo ciclo, chiamato scuola primaria, che va dalla prima alla sesta classe, segue il secondo ciclo, che va dalla settima alla nona classe. La scuola è un obbligo ma spesso per mancanza problemi familiari i bambini lasciano la scuola. Noi. Arriviamo nel villaggio e da ogni angolo spuntano uomini, donne e bambini che ci accolgono danzando. I bambini. Alla vista del fuoristrada escono dalla scuola e iniziano a danzare intorno a NOI. Sono incuriositi dai “bianchi” che conoscono per sentito dire, vogliono toccare la pelle di colore “bianco”. Noi e i bambini. Da dove abbiamo parcheggiato al centro del villaggio, ci muoviamo tra un tripudio di suoni e canti, immersi tra la gente che danza e canta, felici. Ci raduniamo sotto il grande mango al centro del villaggio. Ci sono il capo del villaggio, il consiglio degli anziani, il responsabile della gestione della scuola, il direttore della scuola, l’associazione delle mamme degli alunni …. Tutti. Iniziamo a conoscerci e a scambiarci idee, passando dall’italiano al francese al bambara e viceversa. Parliamo della scuola … abbiamo portato il materiale che ci è stato richiesto, dopo che in precedenza avevamo analizzato i fabbisogni. Al centro della piazza vengono scaricati gli scatoloni. Il nostro referente “conta” e mostra a tutto il villaggio il materiale. Il capo-villaggio decide come gestirlo. E’ quasi ora di pranzo, il sole è alto e la temperatura pure. Veniamo invitati a mangiare, tutti insieme, quel poco che possono offrirci. Ci ritroviamo tutti intorno ad una bacinella piena di riso, in un’altra bacinella è parcheggiata una salsa di foglie di fagiolini bollente è destinata a condire il riso. Noi portiamo dell’acqua in bottiglia, qui è come avere una bottiglia di champagne. Oggi per loro è un giorno di festa, quello che mangiamo è una eccezione. La BOUILLE è il loro pasto quotidiano. Prima di mangiare una bacinella di acqua passa di persona in persona per lavarsi le mani. Perché? Perché non ci sono posate, si mangia tutti nello stesso piatto con le mani. Ci vuole tecnica per prepararsi un boccone di riso e salsa bollenti senza ustionarsi il palato. Loro sono bravissimi, non cade nemmeno un chicco di riso a terra, Noi seminiamo. Fortuna che ci sono i polli che puliscono. ABARAKA (buono ho gradito) sentenzia la fine del pasto. Come in un rituale ci si lava le mani nella bacinella comune e ci si prepara per bere il the tuareg. Tre volte verrà servito a tutti i commensali. E’ un rito. Siamo pronti . Andiamo ad incontrare i bambini nella scuola. Le classi sono tutte aperte e danno l’entrata su un cortile. Al centro del cortile, l’asta dove sventola la bandiera del Mali. Ogni mattina c’è l’alza bandiera ed ogni sera l’ammaina bandiera. Nel cortile sono presenti anche l’ufficio del direttore della scuola e la nuova costruzione che ospita la biblioteca. Gli alunni sono seduti nei banchi di legno, 2 o 3 insieme, non appena entriamo si alzano in piedi e ci salutano con un corale “Bon jour Monsieur” … “Bon jour Madame”. Calzano delle ciabatte spesso fatte con i copertoni di auto, molti sono a piedi scalzi. Indossano magliette o vestiti colorati, dignitosi, anche se lisi. Facciamo un po’ di foto insieme, parliamo con gli insegnanti. Sul TABLOIT NOIRE, vediamo scritti i compiti da fare. In Mali gli alunni vanno a scuola dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17. Quelli che abitano lontano rimangono nelle vicinanze della scuola, perché sarebbe difficile andare e tornare in tempo per le lezioni. Quelli “più fortunati” tornano a mangiare la BOUILLE nel cortile della loro casa.Durante la pausa tra le lezioni, come tutti i bambini il gioco ed il calcio sono le attività praticate. Molte volte però ci sono dei doveri verso la famiglia, come accudire i fratelli più piccoli, raccogliere la legna, andare nell’orto ad aiutare la mamma. Li abbiamo visti stare attenti alle lezioni, ma correre come cavalli bradi in cortile, rispondere timidamente all’insegnate durante una interrogazione, facciamo delle foto insieme, ridiamo e scherziamo, fanno il verso alle nostre parole che per loro non significano niente. E’ sera, quelli che abitano lontano si avviano a casa a piedi, attraverso sentieri nei campi. Rientrati a casa li aspetta l’acqua da andare a prendere, la legna per preparare la cena e gli animali da accudire. Noi. E’ finito il nostro primo giorno di scuola in Mali. Il fuoristrada percorre a ritroso la pista per rientrare nel piccolo hotel che ci ospita, il sole ci sta salutando dietro la falesia. Ci aspetta una doccia fatta con l’acqua dei secchi scaldata al sole. Davanti ad un piatto di couscous alle verdure tiriamo le somme della giornata. Scriviamo il rapporto della giornata che invieremo in Italia via sms e prepariamo il giorno di domani. I bambini. La sera cala nel villaggio, Non c’è la luce, si mangia alla luce di un fuoco acceso nel cortile di casa. Si dorme dove si vuole, a terra, dentro l’unica stanza di famiglia o nel cortile sotto la luna. Buona notte Mali |











